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Canapa: Tutto ciò che devi Sapere

Canapa: Tutto ciò che devi Sapere

Quando si parla di canapa è automatico che il nostro pensiero la associ alla marijuana. Siamo davvero certi che questa associazione sia corretta? Purtroppo questo è il motivo principale per cui ancor oggi si fa confusione. Da pianta prodotta su larga scala in tutto il mondo, e di cui l’Italia ne era, agli inizi del ‘900 il secondo paese, a quasi estinta dalla coltivazione per qualsiasi tipo di utilizzo.

Il problema fondamentale è che questa pianta può essere di diverse specie, e quella che viene tacciata di essere una droga, seppur leggera ne è solo una delle varietà. Il punto centrale consiste nel principio attivo, denominato THC che provoca effetti di tipo psico-attivo e per questo motivo la coltivazione della canapa (denominata anche con il nome di marijuana), è vietata poiché corrisponde, come noto, ad una droga leggera. Ma la canapa è una pianta che non necessariamente deve contenere il principio attivo del THC.

Le uniche varietà che sono considerate cannabinoidi, sono la canapa indiana o la canapa indica nelle cui resine è contenuto il THC. A causa del proibizionismo, che l’ha relegata a produzione illegale, senza alcuna distinzione tra la varietà che contiene alti livelli di THC e invece le varietà che praticamente non ne contengono, ha portato nel tempo ad una riduzione quasi totalitaria della coltivazione nel nostro paese, e nel resto del mondo.

Si deve risalire agli anni ‘30 per individuare il periodo esatto in cui è stato deciso che era da vietare.

Una lunga storia fino alla proibizione

Si sa che dalla canapa si producono tessuti, questa tradizione risale addirittura ai Fenici le cui vele erano fatte in canapa. Le stesse navi attingevano molto da questa pianta per via della sua resistenza anche in presenza di condizioni climatiche avverse. Il cordame delle barche era imprescindibilmente fatto con le fibre legnose della canapa.

Come detto l’Italia era uno dei maggiori paesi produttori con 100 mila ettari di campi coltivati ad inizio secolo.

Persino la Costituzione americana è scritta su fogli di canapa. Ad inizio anni’30 è entrata nel mirino dei proibizionisti a causa della presenza del THC nella sua resina che provoca stati alterati della mente.

A dire il vero questa caratteristica era già ben nota a livello scientifico e la si sfruttava per la produzione di medicinali antidepressivi ed analgesici. Nonostante ciò divenne il motivo di una forte campagna contraria al suo impiego, che a causò una legge per cui venne deciso che non si poteva più coltivarla, in nessuna varietà.

Di questa decisione se ne avvantaggiò l’industria del petrolio che competeva con essa, per la plastica e per il carburante.

Dal proibizionismo si è ottenuto proprio la cessazione dello sviluppo a livello industriale dei suoi prodotti, mentre sul fronte della diffusione a scopo ricreativo, nonostante il divieto penale pressoché ovunque nel mondo, i risultati non sono stati quelli sperati.

Perché in Italia da poco tempo se ne parla molto?

È divenuta una pianta a cui molti guardano per il suo possibile sviluppo importante a livello industriale, da quando la legge italiana a partire dal 14 gennaio 2017, ha stabilito che non occorre più avere una speciale autorizzazione per la semina e la raccolta della canapa certificata che ha un contenuto di THC massimo dello 0,2%.

E’ la varietà europea ad avere questa caratteristica fondamentale, per cui è divenuto possibile pensare ad un suo sviluppo anche importante per i larghi utilizzi che se ne può fare. La sua coltivazione è decisamente ritenuta sostenibile, poiché occorre usare meno fertilizzanti e pesticidi rispetto alla gran parte delle coltivazioni su scala industriale.

Sì guarda oggi alla canapa come sostituto delle materie plastiche, poiché essendo degradabile è un’alternativa adeguata al petrolio.

Dopo quasi un secolo di proibizionismo pressoché assoluto, sta tornando prepotentemente come una delle materie protagoniste della produzione industriale moderna che guarda in special modo al Bio e al sostenibile più di altre materie prime.

In Italia a ben vedere l’utilizzo della Canapa a livello industriale è già diffuso, poiché da essa si ricavano molti prodotti:

  • In cucina per la consistenza proteica dai suoi semi si usa per l’olio come alimento vegetariano o vegano.
  • Nell’edilizia viene impiegata e definita come materiale bioedile, poiché negli ambienti chiusi riesce a ridurre le emissioni in atmosfera di CO2. Con la canapa si fa anche la calce e i blocchetti per garantire isolamento acustico e termico ma anche per proteggere da insetti e microbi, in più è resistente al fuoco.
  • E’ un carburante con proprietà non inquinanti, se ne trae la plastica naturale per il settore del packaging.
  • In medicina, trova applicazione come analgesico naturale soprattutto.
  • Nel tessile trova la sua massima diffusione con innumerevoli applicazioni.

La caratteristica che la rende difficile da sviluppare

E’ una pianta legnosa con uno sviluppo annuale che è costituita da un fusto alto e sottile alla cui sommità è disseminato il fogliame, potendo raggiungere così un altezza che può arrivare anche ai 4 metri.

La sua fibra è molto resistente e la pasta è ricca di cellulosa, i suoi semi sono molto nutrienti. A seconda delle varie lavorazioni, la si può impiegare in diversi settori come visto sopra.

Sono partite delle coltivazioni a livello sperimentale in Piemonte e in Emilia Romagna soprattutto, ma ci sono molte regioni che stanno aspettando di capire le performance in termini di rendimenti produttivi e di mercati di riferimento.

Il problema della coltivazione della Canapa europea è relativo alla sua somiglianza alla canapa indiana il cui THC è superiore all’1%. La sua resina, che si chiama hashish, ha effetti allucinogeni e per questo motivo è considerata una vera droga.

Si può stabilire solo attraverso delle analisi che la canapa coltivata europea possiede un minor contenuto di THC che non supera lo 0,2%. La sua estrema somiglianza rende quasi impossibile la distinzione, ed questo il motivo per cui non si è potuta diffondere nonostante non fosse la varietà indiziata.

Se non ci fosse il problema della canapa cosiddetta ricreativa, e quindi illegale, questo tipo di pianta potrebbe essere molto più diffusa in economia e nell’ambiente.

L’economia oggi è basata sull’impiego del petrolio, che oltre ad essere un fattore di inquinamento mondiale che ha toccato un altissimo livello di allarme,  è una risorsa difficile da ottenere e tra poco tempo anche a meno disponibile.

L’industria delle materie plastiche biodegradabili ha fatto balzi enormi, come anche l’industria del biocarburante. La stessa deforestazione causata dalla necessità di procurarsi la cellulosa degli alberi ha, nella canapa, un’alternativa seria e disponibile che per cui si potrebbe tranquillamente utilizzare per la carta.